venerdì 17 maggio 2013

ACCOPPIAMENTO UMANO E "NORMALE"




Tutte le religioni ci presentano l’uomo come il coronamento del creato, il prodotto divino più riuscito, quello fatto ad immagine e somiglianza di Dio, in alcuni casi l’uomo è lo scopo stesso della creazione, in buona sostanza Dio creerebbe l’uomo perché lo ama: caso unico di amore per ciò che ancora non esiste (tranne forse l’amore della mamma per il suo bambino e l’amore dei novelli innamorati per qualcosa che ancora deve solidificarsi … ma forse tutto l’amore è in gran parte un sentimento verso chi non esiste ancora), mentre l’amore per le nostre stesse creazioni è molto diffuso e si chiama narcisismo. Quest’ultimo è talmente consueto che non è raro che ci innamoriamo di una nostra idea scambiandola per una legge universale o per legge divina, come quando diamo un qualche ordine al mondo microscopico o macroscopico, lo organizziamo secondo regole che ci appaiono immutabili e consonanze sublimi, per poi lodarne Dio o la Natura per la genialità della loro opera, mentre stiamo incensando soltanto il prodotto del nostro pensiero.
I biologi, gli antropologi e gli etologi nei loro trattati ci collocano senza alcun dubbio al vertice della piramide evolutiva, per loro siamo l’essere che più si avvicina alla perfezione e si fa a gara a individuare le differenze fra noi e gli animali e a scoprire quante funzioni abbiamo noi che loro non hanno e non si sognano nemmeno di avere, tutti limiti e baluardi che dovrebbero caratterizzare l’umanità rispetto all’animalità e che poi verranno smentiti da altri biologi, antropologi ed etologi, spostando sempre più in là questo esile confine.



A guardare l’essere umano com’è oggi bisognerebbe essere dotati di una protervia incrollabile per insistere sulla sua superiorità sugli animali, ad un uccello, ad esempio, basta solo una spinta e il dispiegare le sue ali per volare, io dovrei prenotare il biglietto, fare la valigia, andare in aeroporto, eseguire il check-in, imbarcarmi, ricordarmi di comprare la settimana enigmistica e una matita, far finta di seguire la hostess, invece di guardarle il seno, quando mi spiega  quali sono le porte dell’uscita di sicurezza del velivolo e come gonfiare il canotto di salvataggio qualora non mi fossi già spiaccicato al suolo.
Voi direte che così è troppo facile, che si tratta di un esempio scontato, se paragoniamo l’uomo all’uccello per il volo, è ovvio che l’uccello sia più dotato, e allora cambiamo genere e parliamo di approviggionamento del cibo, non si fa altro che ripetere che l’uomo è l’essere più versatile, che più facilmente si è adattato a tutti i tipi di ambiente che ha trovato (infatti lo si trova quasi a qualsiasi latitudine e longitudine, con qualsiasi clima e con qualsiasi tipologia di ambiente geografico: montagne, pianure, mari, paludi).
Dunque se ne deduce che è l’essere che ha più probabilità di sopravvivenza e le prove che sostengono questa ipotesi sembrano essere schiaccianti, poi vai in un comune supermercato (che non dev’essere un ambiente troppo frequentato da biologi e da antropologi, troppo presi dalla tundra tibetana e dalla foresta amazzonica) per renderti conto che l’uomo è l’essere più imbranato che esista.
La frutta e la verdura sono già raccolte, sistemate sui banconi, talvolta anche lavate, basterebbe solo prenderne quanta ce ne serve, pesarla e pagarla, ma non è raro vedere scene ridicole e drammatiche, gente che fa rotolare le mele per terra, che blocca la bilancia per ore paralizzata dai molti tasti da schiacciare, gente che blocca la coda alle casse perché ha dimenticato di pesare le barbabietole.



Anche la carne e il pesce sono nei banchi frigo, pescati o allevati da altri, già morti perché qualcuno si è preso la briga di toglierci anche questo fastidio, puliti, eviscerati, squamati, affettati, fatti a pezzi, pronti per essere cucinati e in molti casi già precotti solo da scaldare (in molti casi è più difficile davvero trovare ad esempio un trancio di pesce crudo surgelato, lo trovi già con le verdure, con le patate, con i piselli, col pomodoro, alle erbe fini, nel saccoccio, all’acqua pazza …), eppure anche così il rischio di sbagliare cottura, di scorticarli malamente e addirittura di non saperli neanche scaldare, rovinandone il sapore e la consistenza, è molto elevato (ho visto io con i miei occhi conservare le banane in frigorifero, il pane conservato in freezer e scaldato nel microonde).
L’uomo moderno vive in appartamenti di forma rettangolare, sempre più piccoli da assomigliare a dei loculi (bisogna pur abituarsi in vista dell’eterno riposo), riscaldati in inverno e refrigerati in estate in modo da avere sempre la stessa temperatura e lo stesso tasso di umidità, in barba alle stagioni, al caldo al freddo, al secco e all’umido, ha la possibilità di illuminare il suo ambiente di vita e di lavoro in ogni momento, in barba alla luce naturale e al buio, alla notte e al giorno, può vedere attraverso una scatola (attualmente qualcosa che assomiglia di più ad una piastrella di varie dimensioni) ciò che accade nel mondo, in barba alle distanze, al vicino e al lontano.
Può ascoltare musica e parole suonate e dette altrove e può mettersi in contatto parlando e scrivendo con altre persone in ogni parte del mondo, rendendo così vicino ciò che è lontano e lontano ciò che è vicino (perché puoi saper tutto sull’Australia, puoi conoscere perfettamente cosa c’è fra la 5ᵃ e la 27ᵃ strada di New York, puoi condividere lo slang, il look, i modi di fare e i gusti musicali dei tuoi nuovi amici giapponesi, puoi intrecciare relazioni con donne di Portland o di Atlanta e con la tua nuova webcam a scansione le loro rughe ti si mostreranno come il Canyon Colorado su Google Earth, o seguire passo passo il lavoro del loro chirurgo plastico come se giocassi al piccolo medico).



Mentre ignori quasi completamente cosa accade nella tua citta, nel tuo quartiere … a meno che non ci sia un immigrato clandestino (non esiste un essere più invisibile di un clandestino: raccoglie i nostri pomodori eppure non esiste, come se colto quel pomodoro si dissolvesse nel nulla ... tranne quando protesta o impazzisce) che gira con una spranga e un piccone e massacra chiunque incontra, ma anche così hai bisogno di vederlo in televisione per crederci, perché se fossi stato presente saresti rimasto indifferente (è strano che quel tizio si sia aggirato tutto quel tempo armato nel quartiere senza che nessuno facesse qualcosa o si sentisse in dovere di avvisare la polizia), o saresti scappato, o avresti abbassato la saracinesca (come hanno fatto in quel bar di Milano, lasciando fuori il loro malcapitato cliente alle prese con Kabobo e la sua furia omicida).
Poi salta fuori un "problema immigrati" che nasconde accuratamente il problema ben più grave di cosa siamo diventati, in quale società stiamo vivendo, come stiamo educando i nostri figli?
Mentre non sai nemmeno che faccia hanno i tuoi vicini di casa e tu e loro vi salutate soltanto nei dintorni della comune abitazione, ma non vi riconoscete neanche qualche metro più in là; mentre non noteresti nemmeno se tua moglie girasse nuda per casa.



Credo che gran parte dell’umanità si estinguerebbe se dovessimo rinunciare alla tecnologia, che oltre a fornirci (o ad imporci) tutta una serie di oggetti inutili come telefoni cellulari, computer, macchine fotografiche, ibridi vari come I-pod, tablet, tv al plasma, sistemi hi fi, ci rende accessibili a prezzi contenuti prodotti alimentari di prima necessità, indispensabili per la nostra stessa sopravvivenza; la tecnica creata dall’uomo per rendergli più confortevole la vita si è impadronita dell’uomo stesso fino ad essere indispensabile e ineliminabile, perché l’uomo con la tecnica ha perso le sue stesse abilità legate alla sua sopravvivenza.
La tecnologia ha reso atrofici e obsoleti per l’uomo gesti naturali come guardare un orizzonte (sempre fissi su un monitor o uno schermo), camminare, sollevare dei pesi, sudare (eccetto che in sauna o in palestra, è ovvio), coltivare, pescare, cacciare, uccidere animali (beninteso per procurarsi da mangiare, non per il gusto di spegnere una vita), … anche pensare, si, anche se può sembrare assurdo l’eccesso di “informazione” non è avere più elementi per poter valutare, ma (come per i pasti pre-cotti) avere già pronta e confezionata l’opinione che fa al caso tuo, quella adatta per te, quella espressa dal ceto sociale con cui ti identifichi, del tuo partito politico, del canale che privilegi per informarti.



Ci sono poeti che fanno poesie per te, pensatori che pensano per te,  musicisti che intonano la colonna sonora di tutti i tuoi momenti (e non è un caso se molte belle canzoni possono andar bene per i tuoi momenti più intimi o per la pubblicità di un prodotto), economisti che si occupano della tua economia, assicuratori che ti assicurano, politici che ti governano, preti che si prendono cura della tua anima e talvolta anche del corpo, ci sono medici che si occupano della tua salute, esperti di coppia, di legami, di matrimonio, che si occupano del tuo rapporto col tuo partner e fanno colare come stille di resina la loro saggezza dalle pagine patinate di una rivista, da un talk show o da Porta a Porta fra un D’Alema e una Santanché, fra i problemi di erezione e quelli dell’immigrazione, fra l’aria di plastica di Taranto e il Plastico di Cogne. 



L’accoppiamento, poi, per l’uomo moderno è ancora più complicato del procacciarsi il cibo, negli animali è tutto più semplice, le femmine di ogni specie hanno un loro periodo di estro, in cui sono disponibili ad accoppiarsi, e lo manifestano con un odore particolare che eccita i maschi, oppure con altri segnali visivi; se sei il maschio di quella specie non ti rimane altro che incrociare le corna con i rivali presenti che ambiscono anche loro al tuo stesso oggetto del desiderio e se vinci la femmina è tua, se perdi ritenta e sarai più fortunato, ma dovrai attendere un nuovo periodo di estro e di fertilità della femmina e dovrai scornarti di nuovo con questi stessi o con altri rivali.
Per gli esseri umani non c’è niente di più complicato che accoppiarsi, perché l’uomo ha perso gli istinti che regolano questa funzione negli animali e li ha sostituiti con consuetudini e rituali culturali: in pratica esistono così tanti modi di accoppiarsi nella specie umana quante sono le culture e le sub-culture esistenti, se a questo aggiungete il fatto che poi ciascuna coppia modula in maniera individuale, intima e personale la propria tradizione culturale e che ciascuna coppia nel tempo matura, evolve e cambia il proprio modo di rapportarsi l’uno con l’altro vi renderete conto che stiamo parlando di un ambito sterminato, in cui il sociale, il culturale, l’umano, il collettivo di gruppo, il duale di coppia e l’individuale si intrecciano e producono così tanti risultati quante sono le coppie in gioco … e a me già gira la testa al solo pensarci, forse sarebbe tutto più semplice se potessimo risolvere la faccenda a cornate.



Immaginate poi quante variabili entrano in quello che io sto definendo come accoppiamento, pensate alla seduzione, alla cosmesi a cui facciamo ricorso, espedienti e astuzie antichissime fin dalla prima donna che si passò sul viso la cenere intenzionalmente e si accorse di essere più appetibile perché diversa o perché i suoi lineamenti risaltavano di più, ne venivano sottolineati, ad esercizi che tornivano braccia e gambe, che scolpivano cosce e glutei, a calzature, drappi e mantelli che innalzavano la statura, allargavano posticciamente le spalle, facevano apparire più imponenti e muscolosi, ai profumi ( … e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti, siete come sabbie mobili, tirate giù …), fino ai più moderni oggetti che coprono gli occhi e ci rendono più misteriosi ( … c’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero …).
Poi, più recentemente, è saltata fuori la follia dell’amore e del romanticismo e, improvvisamente, una candela non è più uno strumento per illuminare un ambiente, soppiantata dalla luce elettrica, ma diventa oggetto che con la sua luce soffusa crea l’ambiente più adatto perché i sentimenti reciproci possano fare capolino senza essere abbagliati dalla luce artificiale e fredda delle lampade elettriche, dei tubi al neon e dei led.





Quella dell’amore è tutto sommato una follia moderna, per i greci antichi che un uomo potesse amare una donna era un delirio e un’inutile complicazione, Plutarco nel suo Amatorius dovette faticare non poco perché l’amore fra un uomo e una donna trovasse una sua plausibilità e potesse essere oggetto di una discussione simposiale; in precedenza nel dialogo platonico più famoso, il Simposio, si era parlato si di amore, ma si trattava dell’amore per i fanciulli, o più precisamente come l’amore per i fanciulli potesse trasfigurarsi e farsi etereo fino a divenire amore per la Verità e per il Sommo Bene.
Per i greci l’amore non era mai puro, era sempre qualcosa che conduceva a qualcos’altro, anche l’amore per i ragazzi, di cui tanto si parla e ne era intrisa la loro cultura e la loro letteratura era un amore a tempo, durava finché all’eromenos (così era  chiamato il fanciullo amato) non spuntavano i primi peli, insomma fino alla pubertà (pensate, è l’esatto contrario del nostro concetto di pedofilia: per noi l’età adulta dell’amato rappresenta il momento dell’accessibilità piena all’amore, per loro ne era invece la fine), perché oltre quell’età era infamante per un maschio soggiacere in maniera passiva alle voglie dell’erastes (l’amante) e ancora, quest’amore era finalizzato a fare del fanciullo un fiero cittadino ateniese, o spartano, o tebano, o corinzio …, era inserito all’interno di un sistema educativo denominato paideia, che mirava a sviluppare la virtù e l’aretè (l’eccellenza) dell’individuo attraverso l’esempio e l’affetto di un adulto nobile e fiero che guidava i primi passi del fanciullo nell’ambiente della polis.



Seppure le storie d’amore abbiano costellato ogni tempo e siano state tramandate in tutta la loro sublime bellezza e il loro lirismo, è soltanto nel XIX° secolo che il concetto di amore romantico entra non più soltanto nell’immaginario e nella fantasia, ma nella regolazione dei rapporti fra i sessi; una classe sociale intera, la borghesia, si smarca dal concetto di unione e di matrimonio come un contratto vantaggioso, come stipulazione di alleanza fra famiglie e fra clan e come unione finalizzata alla procreazione e a fornire eredi per il patrimonio di famiglia e garanzie per la vecchiaia dei genitori, e legittima l’idea che ci si sposa perché si prova un sentimento reciproco e si aspira alla felicità.



Posta in questi termini, la questione è di una novità assoluta, ogni soddisfazione, ogni felicità, ogni gioia viene cercata nell’ambito del matrimonio, il partner non è più soltanto l’altro pilastro della famiglia, la madre o il padre dei miei figli, ma diventa anche amico, complice, amante .. a lui e con lui si pensa quando si aspira alla propria felicità e ogni escursione, ogni avventura, ogni ricerca del piacere all’esterno della coppia viene fortemente stigmatizzata, mentre in precedenza veniva ignorata o tollerata.
Questo comporta che mentre il precedenza il compito e il ruolo di ciascuno nel matrimonio era più limitato e relativamente semplice, adesso si è complicato all’inverosimile e fa pensare piuttosto che ad un solista virtuoso che trae del suo violino suoni celestiali a quegli artisti di strada con la grancassa appesa a mo’ di zaino dietro le spalle, che con le mani suonano il violino, con la bocca un’armonica, con un piede muovono un filo che batte una bacchetta sulla grancassa e con l’altro piede suonano un tamburo.
Sembra troppo per chiunque, alcuni pensano addirittura che mettere insieme tutte queste cose in gioco nel rapporto fra un uomo e una donna sia innaturale, come contro-natura sia anche la fedeltà assoluta che questo tipo di rapporto sembra richiedere.



E fosse solo questo il problema, all’immane carico con cui si è appesantita la coppia di aspettative, di ruoli e di competenze con cui si sta uccidendo non solo il rapporto sessuale (e si sa, l’amore non vuole pensieri) e lo stesso desiderio (mai in nessun altro tempo abbiamo assistito ad un calo del desiderio così esteso e che colpisce persino i giovani in età prematrimoniale), a questo dobbiamo aggiungere la madre di tutte le tragedie: un uomo e una donna sono troppo diversi fra loro per sposarsi.
Un uomo, anche il più sofisticato, in realtà ha desideri molto semplici, banali, monotoni; un uomo quando dice si vuol dire si, quando dice no vuol dire no … “Ma sia il vostro parlare: Si, si; no, no; quel che vi è di più proviene dal maligno” (Matteo, 5, 37) … anche per questo il cristianesimo sembra più una religione per uomini fatta da soli uomini, se i Vangeli li avessero scritti delle donne le cose sarebbero andate molto diversamente.
Perché quando una donna dice si non è detto che intenda si, a volte è si, altre volte è forse e altre ancora è no; e anche quando dice no può darsi che intenda si ma è anche possibile che sia davvero un no … con buona pace del “maligno” (d'altronde è risaputo che la donna ne sa sempre una più di lui).



Come possono due esseri così dissimili intendersi è un mistero, e infatti la storia ci consegna millenni di fraintendimenti, di esiti che sono sfociati nel comico e nel tragico, di equivoci, di incomprensioni, anche di soluzioni estreme, come società di amazzoni in cui ogni bambino maschio veniva abbandonato o soppresso, e i rapporti con i maschi erano solo sessuali e finalizzati alla procreazione e all’allevamento di altre femmine che sarebbero andate ad infoltire il gruppo; a gruppi militari o religiosi costituiti da soli uomini, al controllo e alla segregazione della donna in appositi spazi come la casa o l’arem, che se da un lato ha permesso alla civiltà romana e a quella turca di conquistare immensi imperi, dall’altro ha affinato la sensibilità della donna, il suo divario dall’uomo e la sua capacità di ordire intrighi.



Il fatto è che per la mente semplice di un uomo che la donna non dia segnali netti di disponibilità come le femmine animali, non emani un odore particolare se non quello dei profumi che usa regolarmente, che non abbia segnali acustici, o visivi e non faccia gesti particolari che possano fungere da segnali, che non abbia nemmeno un libretto di istruzioni accluso, né un dischetto con i drivers e i programmi, è un’autentica tragedia (è per questo poi che il maschio adulto moderno preferisce di gran lunga la play-station ... ti da più soddisfazioni).
Presumo che per una donna, invece, la semplicità del maschio sia invece di una monotonia e di una noia colossale, che inutilmente vada in cerca dell’uomo misterioso, avventuroso, intrigante, interessante, salvo poi scoprire una volta sposato che aveva già in programma di appendere al chiodo la sua “dimensione avventura” per calzare comode pantofole e semplificarsi la vita anelando alle pochissime cose essenziali di cui non può fare a meno: birra, partita e patatine o sesso, droga e rock and roll.
Mentre l’uomo è rimasto in tutto l’arco evolutivo un meccanismo primitivo e primordiale, quasi un organismo unicellulare, che funziona secondo il principio neuronico del tutto o niente o come un sistema diastaltico riflesso, la donna, signori, una donna adulta è una macchina da guerra sofisticatissima, non si conoscono armamenti con maggiore potenziale deflagrante.
Non è un caso che io subisca molto di più il fascino femminile e che non finisco mai di stupirmi di quanto io sia arrendevole al loro charme fin da piccole: le moine di una bambina mi inteneriscono molto di più di quelle di un bambino e finisco per cedere più spesso ai capricci di una bimba che a quelli del suo corrispettivo maschile.  L'altra sera ero a cena qui nella città in cui vivo, nel tavolo vicino c'erano quattro giovani donne (intorno ai 30-35 anni), capita sempre più spesso che gruppi di amiche si incontrino per "raccontarsele" e la scena che vedevo non era diversa da qualsiasi incontro fra maschi ... con qualche eccezione.
Ad un certo punto la più carina delle quattro stava chiedendo qualcosa ad una delle altre e lo faceva molto leziosamente, dispiegando tutte le sue armi seduttive ... vi dico che non soltanto io, ma qualsiasi altro uomo si sarebbe sciolto come un gelato a quelle richieste e al modo in cui venivano poste, l'amica non si è scomposta punto ed è rimasta indifferente alle suppliche, ha fatto una smorfia di contrappunto e ha declinato garbatamente ogni possibilità di coinvolgimento, con un lampo degli occhi che sembrava dire con un sorriso: "Con me non attacca!". 
Oscar Wilde diceva delle donne che sono “sfingi senza enigmi” (ma avrebbe potuto dire anche, producendo lo stesso effetto paradossale, che sono enigmi senza Sfinge), ma diceva anche che le “donne sono fatte per essere amate, non per essere capite” (“Women are meant to be loved, not to be understood”, scrive infatti nella sua poesia The Sphinx del 1894).



Le donne, infatti, sono di chi non le capisce; giovane o vecchio che tu sia non porti mai il problema di capire una donna (a meno che non fai lo psicoanalista e questa donna non sia una tua paziente, in tutti gli altri casi spegni ogni istinto scopofilico e gnoseologico), perché se e quando l’avrai capita  davvero: o scapperai inorridito per ciò che avrai capito, e spento sarà ogni tuo desiderio residuo, oppure sarà lei a scappare, perché si sentirà denudata.
Non correre troppo dietro ad una donna, la donna disprezza l’uomo che le corre dietro, il cane da riporto, uno così una donna se lo gioca (si gioca chiunque, ma quello in poche mosse e senza sforzo), lo tiene come amico, oppure lo sposa, ma non lo ama, non lo desidera, non lo rispetta.
E proprio perché lo disprezza che lo sposa, una donna veramente innamorata è quella che vi lascia, quella innamorata alla follia è quella che vi lascia senza alcuna spiegazione (così non vi viene neanche voglia di cercarla), se le state antipatico vi punta come un setter, se le siete irritante si fidanza con voi, ma solo se vi odia e vi disprezza profondamente accetterà di sposarvi … riuscite ad immaginare un disprezzo maggiore del legare un uomo a sé per tutta la vita con un contratto legale e di ritenerlo responsabile sistematicamente di tutto ciò che vi va storto nella vostra esistenza?
Non ci credete? Se siete a letto nel profondo della notte e un terremoto vi sveglia col letto che balla, il tonfo dei libri che viene giù dagli scaffali, vetri di finestre che tremano, boati paurosi che attraversano il centro della terra, una donna si sveglia e la prima cosa che dice qual'è? “Vuoi smetterla di agitarti così?”. E se le fate notare che c’è il terremoto vi replica: “ E fai qualcosa, no …”. 





P.S. Il termine “normale” usato nel titolo non vuol dire che l’accoppiamento fra un uomo e una donna sia quello normale (in realtà avevo in mente l'istituto universitario patavino di "Anatomia Umana e Normale" ... chissà perché quel normale mi colpì allora e mi è rimasto in mente anche adesso), ho preso questo esempio di accoppiamento eterosessuale perché è quello che più si presta a discuterne con questo tono leggero e frizzante e anche quello che conosco meglio. Per il resto, credo che qualsiasi accoppiamento umano sia normale.


4 commenti:

  1. Dall'indubbio scopo dell'esistenza della Torre Eiffel per reggere la vernice sul suo più alto pinnacolo passeggi tra le decadenze, e le incertezze della ragione, ultimo nome assegnato alle passioni, nome ereditato a sua volta dagli istinti...chissà se questi ricorderanno nel cieco movimento il proprio padre, della madre se ne è persa la memoria e da qui la maledizione dell'incomprensione. C'è in giro per le librerie un libriccino intitolato "Quello che gli uomini sanno delle donne", le pagine sono bianche. C'è anche la sua controparte ma sono convinto sia stata una banalissima risposta editoriale, figlia illeggittima della prima idea. Tu faresti di quel libro un testo gustosissimo ma probabilmente autocensureresti molte pagine perché non è dato scendere in un pozzo profondo ridendo senza accorgersi che la risalita è preclusa. Magari una "cornata" a volte è la cosa migliore da fare, perché no?

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  2. Non qualsiasi accoppiamento può essere ritenuto normale se per normalità si intende il rispetto della Natura e dei ruoli nella procreazione.
    Nulla in contrario contro gli altri, ma non sono normali e non mi riferisco di certo a questioni di quantità ovvero di Statistica.

    Ciao da luigi, essere normalissimo.
    Almeno in questo.

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  3. @ Antonio,
    Mi sono sempre chiesto quale fosse lo scopo dell’esistenza della torre Eiffel, ora lo so: reggere la vernice sul suo più alto pinnacolo … com’è che non ci avevo pensato prima, era così ovvio . Tutto per intero questo scritto è uno scherzo, un capriccio, un tourbillon … se avessi davvero voluto scrivere tutto ciò che so circa i rapporti fra i sessi, fra uomo e donna, ne sarebbe venuta qualcosa di molto simile al libro bianco che tu citi “Tutto ciò che gli uomini sanno sulle donne” oppure a quell’altro libro, meno noto, che intendeva parlare dell’eiaculazione precoce e si bloccò al primo schizzo d’inchiostro. Un po’ più seriamente, qualche tempo fa un collega mi chiese quanta esperienza avessi riguardo alla terapia di coppia, in realtà io non ne ho molta, è solo da qualche anno che ho finito il master e mi dedico al lavoro con le coppie, ma pensandoci mi venne da dargli questa risposta: “Quel tanto che mi è bastato per capire che con ogni nuova coppia devo dimenticare al più presto ogni esperienza precedente e ricominciare con loro da zero quel percorso che li condurrà a conoscere le dinamiche del loro ingaggio reciproco, gli arcani dell’amore, della passione, dell’attrazione reciproca, perché ogni percorso è un percorso nuovo, ogni coppia è unica e si manifesterà in quel modo solo in quel momento e solo con me. Ogni esperienza pregressa, ogni teoria sarebbe un pregiudizio, ogni pre-comprensione l’appiccicare un’etichetta prima ancora di comprendere ogni obiettivo precostituito trasformerebbe l’analisi in un’identificazione con l’aggressore”.
    Ciao

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  4. @ Luigi,
    non sono d’accordo con te stavolta e non certo sul vivere la tua sessualità etero (che è anche il mio modo di viverla) ma sulla tua pretesa di “normalità” e sulla tua invocazione della “natura” a giustificarla. La natura fortunatamente ha allestito una stragrande varietà di modi per la procreazione nel mondo vegetale e in quello animale, tale che l’affido all’incontro fra gameti maschili e gameti femminili è soltanto uno fra i tanti modi esistenti.
    Nell’essere umano la procreazione avviene per fecondazione della cellula uovo da parte dello spermatozoo maschile, ma la scelta sessuale e l’identità di genere sono completamente slegati dalla questione della procreazione e non è raro assistere a comportamenti omosessuali anche fra persone eterosessuali in particolari contesti (pensa a ciò che accade in carcere e in altre situazioni di segregazione o ciò che avviene in ambienti come l’esercito o la chiesa ci si ritrova fra persone dello stesso sesso per lunghi periodi di tempo o ancora in certi casi in cui qualcuno si prostituisce per interesse o per denaro).
    Alla natura, sempre ammesso che ne esiste una, spesso facciamo dire ciò che ci pare e mi pare strano che tu dia credito e condivida una visione della sessualità che è quella cattolica che a sua volta deriva dalla cultura ebraica con cui condividiamo un certa impostazione patriarcale e con la rivoluzione industriale dove qualunque individuo improduttivo (anche i figli sono un prodotto, una merce e la moglie uno strumento di produzione, mentre noi maschi saremmo l’appendice del nostro liquido seminale, un semplice anello nella catena della specie) è sostanzialmente un inutile parassita.
    Ciao

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