mercoledì 22 marzo 2017

IL DESIDERIO DELL’ALTRO (le désir de l'Autre)






"Parfois je pense, parfois je suis".
 (Paul Valery, La Jeune Parque, Introduction à la méthode de Leonard). 






-          Sandokan (la tigre di Mompracem):  E gli sguardi, i sorrisi, i cenni di saluto, la tua impazienza e l’inquietudine quando tardavo ad arrivare al mio solito tavolo al bar, in quello che ormai era il nostro appuntamento mai dato, mai detto, eppure sempre rispettato, come vogliamo intenderli? E il brillare dei tuoi occhi quando incrociavi il mio sguardo, il ritrarti in un sorriso imbarazzato che si distoglieva dal campo del visibile per pudore, il tuo prendere le stesse cose che prendevo io subito dopo che le avevo prese io, il passarmi accanto ancheggiando e occhieggiando nel caso mi perdessi quello spettacolo fatto solo per me o per coglierne con la coda dell’occhio l’effetto dirompente? Vuoi dire che tutto questo si sarebbe davvero tradotto in niente se io non avessi plasmato una rosa dalla creta del mio amore per te, non l’avessi colorata col rosso scarlatto del mio sangue e non fossi venuto a sedermi vicino a te dicendoti: “Mi concede, signorina, di ammirare più da vicino quest’ermo colle e questa siepe, di godere di questi interminati spazi e di questi sovrumani silenzi, ove per poco il cor non si spaura, di questa infinità in cui s’annega il pensier mio ... e ‘l naufragar m’è dolce in questo mare? Questo panorama che è superbo, ma a cui manca soltanto, per raggiungere la perfezione, questa rosa dal lungo stelo e lo scarlatto del suo colore?”.
-          Jolanda (la figlia del Corsaro Nero): In niente, proprio in niente, avrei continuato a guardarti, a sorriderti, a fare cenni di saluto, ad essere impaziente nell’attesa, a far brillare i miei occhi, a ordinare le tue stesse cose in questo bar dove ci incontriamo, e a passarti accanto con movenze feline ancheggiando e occhieggiando, finché fossi stato qui, presente, finché i tuoi occhi avrebbero cercato i miei, finché facevi da spettatore al mio show.
-          Sandokan (la tigre di Mompracem):  Ma ... e se io non mi fossi mai deciso a venire ... se fossi stato timido ... se ad un tratto non mi avessi più rivisto .... non ti saresti mossa, non avresti chiesto o cercato di me?
-          Jolanda (la figlia del Corsaro Nero): No, non mi sarei mossa, non ti avrei cercato, sarei stata impaziente per un po’, come quando ritardavi a venire, poi triste per un po’, ma poi con un click ti avrei cancellato, con un battito di ciglia saresti sparito dal mio sguardo e quando avrei riaperto i miei occhi al posto in cui sei seduto tu ci sarebbe stato sicuramente un altro, più affascinante, più divertente, più seducente, più brillante ..... ma, soprattutto, più presente di te, perché lui sarebbe stato li e tu no!
-          Sandokan (la tigre di Mompracem): Ma ... ma ... allora tu cosa ami, cosa desideri? Ami, desideri?
-          Jolanda (la figlia del Corsaro Nero): Ma, Caro, ma Chère, io amo, desidero il tuo amore, il tuo desiderio per me, sopra ogni cosa; è questo il mio fuoco eterno che secondo misura si accende e secondo misura si spegne, questo ciò che mi fa battere il cuore, ciò che mi fa vibrare ardentemente, ciò che fa si che io ti cerchi, ti brami, ti desideri, voglia fare l’amore con te.
-          Sandokan (la figlia del Corsaro Nero): Dunque non è che tu vuoi me così come io voglio te, tu vuoi solo che io ti voglia; io, in tutto questo, sarei ben poca cosa, soltanto colui che regge un desiderio, colui che prova un sentimento, un amore ....
-          Jolanda (la tigre di Mompracem): Esatto, sei soltanto quel peu de réalité che da corpo al desiderio: il tuo per me, il mio per il tuo desiderio, sei quel brandello di carne senza cui l’amore girerebbe nel vuoto dell’inconsistenza, sei l’illusione del godimento, ciò che sostiene la realizzabilità del fantasma. Ma anche il tuo amore e il tuo desiderio non sono reali, sono supposti tali, infatti anche tu che dici di amarmi e di desiderarmi in realtà ami e desideri sopra ogni cosa il presunto desiderio che io avrei per te e che tu avresti letto nel mio atteggiamento (i sorrisi, gli sguardi ...) senza il quale sei già in crisi.
-          Sandokan (la figlia del Corsaro Nero): Per forza, come fai ad amare senza essere amato, a desiderare senza essere desiderato, come può un rapporto sorreggersi su te che ami il mio desiderio e il mio amore che fra l’altro non c’è, che in realtà è desiderio e amore di un desiderio e di un amore che non c’è, ma che è supposto tale? Non c’è rapporto possibile, solo quello impossibile.
-         Jolanda (la tigre di Mompracem): Solo quello impossibile, a meno che ... a meno che tu non vada ad abitare il desiderio dell’Altro, come unico desiderio che c’è, perché non ce ne sono altri, non c’è altro desiderio se non il desiderio dell’Altro, non c’è desiderio senz’Altro.






Sandokan ha ascoltato attentamente Jolanda per tutta la durata di questo discorso, fissandola negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante, senza accennare ad alcuna obiezione, anche se lei lo guarda come se si attendesse una replica ... parole amare, terribili anche, ma non il silenzio. Egli, prima di andarsene (perché è questo che sta per fare) ad un tratto le si avvicina e improvvisamente la bacia piano sulle sue esangui labbra ... ecco la sua risposta. Jolanda sussulta, gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito, va verso la porta, la spalanca e gli dice: “Vattene e non venir piú... non venire mai piú... mai piú!”. E lo lascia andare per le vie oscure della città. Sandokan si allontana, ben presto la sua scia è avvolta dal nero mantello della notte.




Questo post l’ho scritto e mai pubblicato anni fa … quando amavo i solstizi, ora voglio solo equinozi!