giovedì 9 febbraio 2017

ALAFIU








 "Concedetevi una vacanza
intorno a un filo d'erba,
dove non c'è il troppo di ogni cosa,
dove il poco ancora ti festeggia
con il pane e la luce,
con la muta lussuria di una rosa”.
(Franco Arminio, Mediterraneo Interiore, da Geografia Commossa dell'Italia Interna, 2013).







Proprio quell’anno, ad esempio, a fine agosto, quando ormai il grano è stato raccolto, e ciò che è stato è stato, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, mi successe una cosa inaspettata, e uso quest’aggettivo nel senso di qualcosa che esce dagli schemi soliti che ci creiamo, di qualcosa che non stai cercando e, soprattutto, di qualcosa talmente spontanea, naturale, fresca, elementare, scontata come l’attrazione improvvisa fra un uomo e una donna, che non pensi possa capitare così limpidamente.
Ero andato alla spiaggia di Pantanello in cerca di un mio amico, avevo parcheggiato la moto e scrutavo dall’alto in attesa di scorgerlo, sapendo che lui la frequentava, ma quella è una spiaggia popolare, numerose famiglie vi si riversano, insieme ai clienti degli hotel che sorgono nelle vicinanze, e sapevo che li vicino in estate affittavano numerose villette ai turisti, i quali avevano quella spiaggia come la più vicina.
Non riuscivo a vederlo, ma questo non significava che non ci fosse, la spieggia era talmente fitta di gente, e altrettante persone erano in acqua, che era difficile scorgerlo dall’alto, d’altronde non volevo scendere giù e insabbiarmi i piedi; proprio quando stavo per rinunciare, vedo delle mani agitarsi come un saluto, non c’è alcun dubbio, quello sbracciarsi è rivolto proprio a me.
Si tratta di tre ragazzi, non proprio degli amici, direi più dei conoscenti, o se preferite. amici di amici, ricambio il saluto, ma loro mi fanno cenno di scendere  a salutarli e io capisco che non posso rifiutarmi; soliti convenevoli, dico che stavo cercando il mio amico Massimo e loro mi rispondono che era li certamente fino a poco tempo fa, ma che dev’essere andato via, anzi è proprio così visto che manca proprio il suo ombrellone.
Già che ci sono mi presentano Barbara e Stefania, di Milano, amiche e vicine d’ombrellone, ok … ok … ho una certa fretta, ma nel mio paese non riusciamo ad essere così scortesi da salutare velocemente gli amici degli amici degli amici e scappare via di corsa, le saluto come si deve e so già che dovrò rimanere qualche minuto per non sembrare villano.
Alzo gli occhi e incontro quelli di Barbara … non è colpa mia, io non ci volevo neanche venire, siete voi che mi ci avete voluto, mi avete persino chiamato dall’alto quando bastava il saluto a distanza ... succede qualcosa, succede che lei mi guarda un po’ meglio, e anch’io la guardo bene, succede che scatta qualcosa … in lei … in me … in entrambi … e chi lo immaginava, chi poteva prevederlo, chi se l’aspettava se fino ad un istante prima non sapevo nemmeno che esistesse e che fosse proprio li, ad incrociare il mio destino.







Mi rivolgo a Vittorio, sono un po’ frastornato, ritorno al motivo per cui mi trovo li come ad un’ancora di salvezza: “Se vedete Massimo, ditegli che l’ho cercato, adesso devo proprio scappare” … ma sapevo che non potevo più scappare, catturato da quegli occhi azzurri, da quei lunghi capelli biondi, da quel sorriso che voleva trattenermi.
Ma è proprio Vittorio a trattenermi: ”Ma dai, resta ancora un po’, fai un bagno con noi, è ancora presto…”, poi interviene lei: “Si resta ancora un po’, adesso andiamo in acqua … “, pure Stefania capisce: “Ma si, non farti pregare, l’acqua è stupenda, vieni ….”, e come si fa a resistere ad un invito così?
Vado in acqua con loro, se penso che non volevo nemmeno sporcarmi i piedi di sabbia e che ora sono immerso completamente in acqua e non ho nemmeno un telo con cui asciugarmi, mi rendo conto di quanto possa essere imprevedibile la vita, di quanto sia vano ogni nostro progetto e di quanto possa essere capriccioso il destino e il nostro volere.
Ride Barbara nel vedermi li insieme a lei, ride Stefania nel veder ridere l’amica, ridono gli altri perché tutti stiamo ridendo, ride Vittorio che ancora non capisce, ride il mare che ci ha inghiottiti e il cielo che si fa beffe dei mortali.
Da un saluto a distanza si sta trasformando in conoscenza, intimità, complicità, invito, segreta promessa, infatti è con estrema semplicità rimango in loro compagnia fino all’ora di pranzo ed è con altrettanta semplicità che le ragazze mi invitano a tornare anche nel pomeriggio.
Che c’ho da fare? Beh, posso spostare l’incontro al vertice con i maggiori rappresentanti dell’ordine mondiale, il summit con i più grandi economisti della terra, il think thank sullo sviluppo eco-sostenibile, la lezione di pianoforte, le vasche in piscina con l’istruttore, l’incontro di judo e la mia partecipazione al coro di inni sacri nella Cappella Maggiore … vado!







Quel pomeriggio Barbara non nasconde la voglia di rivedermi, parla quasi esclusivamente con me, non noto ma posso immaginare l’inquietudine degli altri che si accorgono della piega che sembra aver preso l’affare, decido che non sono fatti miei, mi perdo in quegli occhi azzurri, mi cullo di quelle parole … ad un certo punto ci estraniamo così tanto che iniziamo ad usare un linguaggio tutto nostro … l’inglese, infatti sono sicuro che a parte Stefania, nessuno ci capisce qualcosa di ciò che stiamo dicendo.
Lei avrebbe voglia di andare a ballare quella sera, non è che per caso io conosco qualche posto dove andare, non è che magari l’accompagno, che ci andiamo insieme io e lei? Stefania? Forse verrebbe anche lei, ma si annoierebbe di sicuro, non è una “tipa da disco”, non le piace molto ballare e poi deve aver promesso ai suoi che sarebbe venuta alla sagra del tonno a Marzamemi … mentre a lei il tonno non piace per nulla.
Meglio così, in moto più di due non saremmo potuti essere, si sta più intimi e non si prendono multe, ho sempre preferito la moto alla macchina, specialmente d’estate, specialmente in Sicilia, non sto neanche ad elencarvi i vantaggi … vi basta semplicemente il fatto che una bella ragazza bionda con gli occhi azzurri vi stringerà forte la vita come affidando non solo la sua vita, ma la sua stessa anima a voi, e che appoggerà delicatamente la sua testa (a quell’epoca il casco non era obbligatorio) sulla vostra schiena?
Penso un attimo a dove potrei portarla: al Forte Apaches? No, troppo malfrequentato! Al Milleluci? Troppo banale! Al Savages? Troppi mocciosi! Al Caligola? Troppo lontano! Al Malibù? Troppo affollato, ballano persino sul bancone del bar! Allora non resta che l’Itaparica, la discoteca dell’hotel, la più cara certo, ma anche la più bella e la più raffinata, c’è persino la piscina e la musica non è male, restiamo d’accordo per la serata, mentre il resto del pomeriggio è un cinguettio continuo il lingua anglosassone.
Il giorno dopo arrivo in spiaggia molto tardi, anche Barbara si è svegliata tardi … e ti credo, è andata a dormire quando io l’ho accompagnata, all’alba … e mi colpisce subito lo sguardo fosco di Vittorio … esita, poi risolutamente mi dice che vuole parlarmi in privato, andiamo su e con tono agitato mi dice che da me non se lo sarebbe mai aspettato, nell’amicizia mi presenta delle ragazze che loro hanno conosciuto, e io in ringraziamento che faccio, gli soffio la ragazza da sotto il naso.
Perché non gliela stia a raccontare, ieri sera siamo usciti insieme, lui sa già tutto, Stefania glielo aveva detto che Barbara era uscita con me quando lui la sera l’ha cercata al solito bar dove si incontravano, e sa anche che siamo usciti a ballare; Barbara poi ha finito di raccontargli che ci siamo divertiti molto e che siamo ritornati all’alba.






So a quali argomenti Vittorio stava facendo riferimento, per quanto possono sembrare assurdi i suoi criteri di giudizio sono (o erano) condivisi in quell’ambiente, in molti avrebbero dato ragione a lui e criticato me: lui aveva conosciuto per primo la ragazza, lui se la stava “lavorando”, io non avevo alcun diritto di intromettermi fra di loro, né di proporle o di accettare alcun invito da lei: è come riconoscere un diritto di prelazione.
Solo che una ragazza non è un bene mobile o immobile, non è un oggetto, è un essere senziente e pensante, con una sua volontà, per cui l’averla conosciuta prima non ti da alcun diritto, soprattutto se lei vuole un altro e non te, ma come glielo fai capire ad uno che ti dice: “e comunque lei è solo un’avventura estiva, io il mio amore me lo sto coltivando”, dove per “coltivare” vuol dire che lui a 22 anni corteggia una ragazzina di terza media, una bambina praticamente, perché "se la prendi a quell’età te la cresci tu come la desideri".
In considerazione del fatto che Vittorio è cugino del mio più caro amico, decido di non infierire, però alcune cose vanno comunque dette: non mi è sembrato che fra lui e Barbara ci fosse qualcosa, a giudicare da come si comportavano mi è sembrata una semplice conoscenza, una conoscenza di pochi giorni anche e che non era giunta a niente fino ad allora.
Non diciamo ad appuntamenti fra loro due da soli, ma ad alcun tipo di intimità o a nient’altro che farebbe pensare a qualche simpatia ricambiata fra di loro, qualcosa che non fosse più del semplice scambiarsi qualche parola in spiaggia, mentre con me è bastato un incontro perché si capisse subito che c’era qualche interesse reciproco.
Insomma, io non ho tolto niente a lui per il semplice fatto che lui non aveva niente, Barbara non era la sua ragazza, né aveva fino ad allora mostrato una simpatia particolare per lui, se lo avesse fatto, si sarebbe comportata con lui così come si era comportata con me: incoraggiandolo ed invitandolo.
Vittorio sbarra gli occhi a queste parole, sa che sono la pura verità, ma sa anche che i suoi amici e il suo ambiente culturale gli darebbero ragione nell’accampare diritti che in realtà non ha mai avuto, non vuole mollare, vuole interpretare fino in fondo la parte dell’amico tradito, vuole trovare una giustificazione all’accaduto che ripristini la sua integrità e il rispetto che gli altri possono avere di lui.






Non può lasciare cadere così la vicenda, non vuole vendicarsi, allora preferisce fare l’offeso: mi fidavo di te e tu mi hai tradito, ti credevo un amico. Non sono mai stato davvero un suo amico, ma se ci fosse stato davvero qualcosa da rispettare l’avrei rispettato, cosa dovrei rispettare in questo caso, l’illusione sua e dei suoi amici di aver finalmente trovato l’avventura per quell’estate, la ragazza che ci sta?
Ma capisco anche che per lui è importante uscirne a testa alta, più io insistevo sulla facilità con cui io e Barbara abbiamo iniziato a frequentarci, più lui cercava delle motivazioni contingenti per cui tutto questo era accaduto, motivazioni che esulavano il valore intrinseco di lui e di me; ad un certo punto per spiegarsi perché Barbara era stata attratta da me e non da lui mi dice: “Certo, tu le dicevi alafiu!”.
"Le dicevo cosa?", non capivo. "Alafiu ... alafiu - ripeteva lui stizzito - l'ho sentito con le mie orecchie; vorresti negarlo?". "Alafiu ..." ripetevo io smarrito, e la mente vagava non più in cerca dell'identico, dell'omofono e non più dell'omologo ... " ... alafiu ...".
Mi è venuto da ridere quando ho compreso a cosa si riferiva, nella sua mente elementare, nel suo cervello rettiliano, Barbara si era sentita attratta da me solo per il fatto che sia lei che io frequentavamo delle scuole, eravamo cioè “picciotti di scuola”, quasi degli intellettuali ai suoi occhi; io avevo fatto colpo su Barbara solo perché sfoggiavo la mia scolarizzazione, e lei aveva gradito perché anche lei era scolarizzata.
Perché altro se no? Non è forse vero che io le parlavo in inglese? Che le dicevo: “Alafiu!” (I love you)? Non potevo non ridere di fronte a questa elementare spiegazione dell’accaduto e ridevo anche per il fatto che io dicevo: “Alafiu!” a Barbara scherzando, ma ti pare che mi metto a dire: “Ti amo!”, davvero alla prima che incontro solo pochi minuti dopo averla conosciuta?
“Che ti devo dire, Vittorio, può darsi che hai ragione tu, può darsi che te l’ho soffiata da sotto il naso elegantemente, con un “alafiu”, come può anche darsi che tu non avresti concluso niente comunque, è andata così, capirò se non vorrai più salutarmi o se riuscirai a superare questa cosa accettando il fatto che le cose vanno come vogliono e non come vorremmo noi e che ai sentimenti non si comanda”.
Vittorio non accettò facilmente il fatto di essere stato scartato a mio vantaggio o, come preferiva raccontarsela lui, che gli avessi soffiato la ragazza da sotto il naso o, come credeva Barbara, di essersi illuso senza ragione, e chiese conto del mio comportamento al cugino che sapeva essere il mio più caro amico, il quale cercò inutilmente di farlo ragionare.





Fatto sta che “Alafiu!” divenne il tormentone di quella fine estate, era diventata la parola magica che apriva tutte le porte, così come per Vittorio mi aveva aperto il cuore di Barbara; per ogni cavolata invocavamo questa formula per risolvere ogni problema: “La prof. ti interroga e tu non ha studiato? E che problemi ci sono? Vai li e le dici: Alafiu!”, “La moto non parte, forse non c’è benzina. Ma no, è che non le hai detto Alafiu”... e alafiu anche a voi che mi state leggendo.